top of page
Franco Acri 3.jpg
Franco Acri โ€“ Architetto per vocazione, poeta per necessitร 

A mia madre, custode del quartiere e della memoria

Prefazione d'autore

Sono nato in un piccolo quartiere della Calabria, stretto tra la pietra e la luce, dove ogni casa sembrava avere un'anima e ogni volto una storia da raccontare.
In quelle stradine ho imparato il valore del tempo, il ritmo dei gesti quotidiani, la forza silenziosa dei legami. C'era una comunitร  semplice, fatta di sguardi che si incrociavano, di porte socchiuse, di voci che si chiamavano da un balcone all'altro. Era il mondo intero, e non lo sapevo ancora.

Poi la vita mi ha portato lontano.
L'universitร , il lavoro, altri orizzonti mi hanno accolto, ma dentro di me รจ rimasto intatto il respiro di quel quartiere. A volte mi basta una pioggia improvvisa, un odore di terra, un silenzio pomeridiano per ritrovarlo. รˆ lรฌ che ritorno, ogni volta che scrivo: tra le case di pietra, la fontana, le ombre dei miei cari.

Queste poesie nascono da quel ritorno interiore.
Non sono un semplice omaggio alla memoria, ma un dialogo con ciรฒ che resiste: le voci, i luoghi, gli affetti che continuano a vivere in chi li porta dentro.
Il quartiere รจ diventato, nel tempo, una geografia dell'anima. Le sue pietre sono pagine, le sue ombre righe di un racconto che non finisce mai.

Scrivere di quel mondo รจ stato come cucire, con ago e filo, i lembi della mia identitร .
Ogni verso tenta di trattenere ciรฒ che il tempo disperde, di dare parola all'assenza, di riconciliare la malinconia con la gratitudine.
Perchรฉ il passato non รจ solo un luogo da ricordare: รจ una forma di presenza che continua a illuminare il presente.

A chi leggerร  queste pagine, auguro di riconoscere, tra i miei vicoli, anche i propri: le proprie case, le proprie voci, la propria infanzia.

Perchรฉ ognuno di noi ha un quartiere dell'anima da cui non si parte mai davvero.ย 

โ€‹

Fili di speranza

ย 

Tesso fili di speranza,
contemplando la pioggia dalla finestra.
Per strada ruscellano i ricordi dell'infanzia.

Legati da un filo
ย 

รˆ rimasto il vecchio cavo telefonico,
fissato ai cantonali,
a tenere unite le nostre case chiuse.
Quel cavo, che รจ stato per tutta l'infanzia,
l'insidia dei miei aquiloni.

Oggi sembra che abbia perso del tutto le sue funzioni,
anche quella piรน emozionante,
del raduno delle rondini in partenza per la migrazione.

Rimarrร  la nostra meridiana segreta, mamma!
Io, in primavera, tornerรฒ, in tua assenza,
a leggere quell'ombra.

Poesie

Verso casa

ย 

รˆ notte fonda.
C'รจ una lama di luna sopra i tetti
che rischiara appena queste viuzze,
accentuandone l'aspetto malinconico.

Accendo un'altra sigaretta e
allungo il percorso.

Infanzia nascosta

โ€‹

In alcuni momenti
mi ritrovo a camminare
per i vicoli tortuosi dell'infanzia.

Su quei ciottoli che formano il selciato,
separati qua e lร  da tratti di muschio verde,
provo un grande senso di serenitร .

Mi lascio trasportare dai ricordi,
di un tempo in cui tutto era possibile.

Inverno
ย 

Contemplo un paesaggio,
tutto da indovinare,
offuscato dalla nebbia.

Dove, persino il grande albero,
che sovrasta le case,
deve essere immaginato in questo scenario.

Cosรฌ i miei pensieri nascosti
intrisi da queste nuvole basse,
prendono il volo.

Nel vociare natalizio
che apre le porte al flemmatico inverno.

Tutto, adesso, mi sembra possibile
e come da bambino godo
della bellezza dell'attimo presente
senza porre limiti alla fantasia.

Ciao

โ€‹

Siamo aquiloni sgargianti
che dipingono il cielo
sotto i raggi del sole.

Il nostro destino:
un filo sottile,
una folata di vento.

La mia sartoria
ย 

Tra ago e filo, mio padre danzava,
gesti precisi, ripetuti con cura,
nell'odore delle stoffe, la magia svelava.

Macchine che cuciono racconti e amicizie,
nel mondo artigiano, si intrecciano le voci.

Piccole cose, dettagli e maestria,
trasformano tessuti in poesia.

Nel cuore persiste la nostalgia del passato,
la sartoria chiude, ma il ricordo รจ intatto.
I legami cresciuti tra quei muri e quei giorni,
restano vivi nell'anima, come dolci melodie.

La fontana
ย 

Nel quartiere nativo, la fontana mi richiama.
Ogni estate, torno a lavarmi, volti familiari e assenti sorridono,
nel cerchio dei secchi di latta, riflessi di giorni ormai lontani.

Rivoli che scorrono, come frammenti di racconti muti.
Senza esitazione, mi immergo, l'acqua accarezza la pelle.

Un ricordo vivido mi attraversa,
nella fontana del quartiere, la storia si manifesta.

Il balcone dell'infanzia

ย 

La mia primavera
sembra essere rimasta sul balcone dell'infanzia.

Sotto il balcone, un piccolo giardino,
delimitato dalle case.
Dove mani sapienti aiutavano la natura,
nella sua esplosione di colori e profumi.

Di lร  delle case, di fronte al balcone,
la macchia intricata e selvaggia,
che precipita fino al torrente.

Negli anni, tante primavere sbiadite.

Adesso vago per diverse latitudini,
alla scoperta del mondo,
consapevole che su quel piccolo affaccio,
tra colori e vita,
ho conosciuto la felicitร .

Dove termina la proiezione

โ€‹

Da un comodo divano
mi rivedo ragazzo,
seduto dove finisce la proiezione
della ringhiera del ballatoio,
nel ritmo obliquo del ferro
che taglia la luce del mattino.

Gocciola lenta l'acqua della fontana,
tra le righe di un giorno qualunque,
mentre il mondo si affanna
e io, tra pagine ingiallite,
scritte con inchiostro e fango,
scopro, tra voci ruvide e mani vuote,
la povertร  della valle del Fucino.

Intermezzi: Marzo โ€“ Maggio

โ€‹

ย 

Marzo
Il sole disegna l'uscio.
Nostalgia
di quelle geometrie proiettate,
uguali negli anni.
Mamma,
l'allungarsi di quelle ombre
possa godersele.

โ€‹

Maggio
Cucio con pazienza le ferite
di questo quartiere muto.

Nei miei occhi, tutti voi assenti,
siete stelle cadute e spente.

E vado avanti, ricamando il tempo,
tra squarci di sereno e temporali intermittenti.

Luoghi dell'infanzia

โ€‹

Dentro i tuoi occhi:
c'รจ un aquilone bambino,
una trottola ubriaca,
uno spago annodato,
un quartiere popoloso.

Dentro i tuoi occhi,
i ricordi e i sogni
di un bambino invecchiato.

Il vecchio orologio
ย 

Ho messo in funzione il vecchio orologio.
Nel quadrante si riflettono sorrisi e assenze.
Ricordi che danno un senso a queste sfere
che non attendono e non si affrettano.

Ho sul polso il vecchio orologio.
Lo guardo, non รจ piรน un semplice strumento
per misurare il tempo.

Mi addormento con il vecchio orologio
e sento il battito di chi da tempo
ha finito la carica.

Casa natia
ย 

Dalla finestra scorgo lo slargo
muto e lercio.
Come sempre, alzo gli occhi
verso il tuo balcone,
corde stanche di aspettareโ€ฆ

Malinconicamente chiudo l'imposta
pensando che di noi nulla resta.

Il nostro aquilone

ย 

Tace il largo.
Le pietre non parlano piรน,
murate nel fiato delle case
come vecchi silenzi familiari.

La fontana ha smesso di piangere,
ma i ricordi restano:
sbiaditi,
come stampe stanche
che non vogliono sparire.

Nel supportico,
dove il cielo ci sorprendeva
tra una rincorsa e una caduta,
c'รจ ancora la porta di Enzo.
Sotto le travi nodose
di vecchio castagno,
rifugio di pioggia e di risa,
vivono le ombre leggere
dei nostri giochi interrotti.

Enzo: alto, snello,
una silhouette chiara contro il cielo,
gentile come certe mattine di maggio,
con il sorriso che arrivava prima di lui.

Oggi รจ lontano,
ma ci sentiamo a tratti,
per ricordare,
per promettere ritorni
nel luogo dove l'infanzia
non ha mai smesso di crederci.

Un giorno mi ha mandato un video:
un aquilone volava.
Il nostro.
Fatto di canne, carta, e amore paziente.
Ed era tutto lรฌ, il nostro mondo leggero,
a pochi metri dal cielo.

Gli ho detto:
la primavera รจ ancora lunga,
e con le rose,
torneranno anche gli aquiloni.
I nostri.
A scrivere nel vento
le promesse mai dimenticate.ย 

Una sorella

ย 

Piรน volte ho rischiato di perderla,
ombra sfuggente, stella lontana,
ogni volta piรน vicina al precipizio,
ogni volta trattenuta da un filo sottile.

Oggi siamo rimasti noi due,
radici profonde della nostra famiglia,
uniti da un legame che sfida il tempo,
un desiderio di vicinanza mai domato.

Ma nuovi ostacoli si affacciano,
ci tengono legati al filo di una chiamata,
le parole si intrecciano, ci sostengono,
ci danno la forza di continuare a lottare.

Una sorella, un universo intero,
un luogo sicuro dove non esistono dubbi,
un rifugio di amore e comprensione,
dove le differenze si annullano nell'indissolubile bene.

Diversi, ma uniti da un amore eterno,
la tua presenza รจ il mio ancoraggio,
insieme affrontiamo il vento e la tempesta,
con la certezza che mai ci perderemo.

Il silenzio
ย 

Muti gli usci, malsani.
Curvi gli architravi, pericolosi, collassati.
Gonfi i muri, polvere tra le pietre ormai.
Macerie i coppi.
Questo รจ oggi l'affresco.
Questo รจ lo scorcio.
Tanta la penaโ€ฆ
Tornare?
รˆ tardi, troppo tardi.
Dopo di Lei, tutto รจ perduto.

Il ballatoio vuoto

ย 

Non ho voglia di tornare
lร  dove le case restano chiuse
e l'erba ramifica la pietra,
tra un formichiere e un sanpietrino.

Dalle mura scrostate cadono leggere le pietre.
I vicoli tacciono,
la fontana tace,
ma i ricordi scorrono vivi.

L'infanzia sboccia ancora
dagli usci familiari,
indelebile come i volti
dietro le imposte serrate.

Mi siedo sul ballatoio,
di mio nonno, di mio padre,
ora di nessuno.
E immagino una folla di passanti
che continua ad abitarmi:
nel cuore, nell'anima.

Comare Assunta

ย 

L'ultimo baluardo รจ caduto, silenzioso,
sul piccolo palcoscenico della sua vita.
Un mondo sospeso tra ricordi e giorni pigri,
tra un sorriso sincero e una porta sempre aperta.

L'ho sempre vista lรฌ, su quel piccolo ballatoio,
custode di un tempo lento,
dove il vicinato era famiglia, un abbraccio caldo.

Solidarietร , empatia, un cuore aperto:
valori che ora sembrano un sogno ormai lontano.

Con lei se ne va un'epoca, un'anima gentile,
che ci ha cresciuti con amore e onestร .
Un esempio per tutti,
che ci ha mostrato il vero senso della comunitร .

Le porte ora sono chiuse, i sorrisi spenti,
ma i dolci di Natale restano un ricordo vivo.
Quel muro parlava, un ponte tra le case;
ora c'รจ solo il silenzio, un vuoto che brucia.

Porto il quartiere nel cuore, un tesoro prezioso,
e il tuo insegnamento, comare Assunta.

Riposa in pace, ultimo baluardo del mio mondo:
la tua assenza รจ un dolore, ma il tuo spirito vive.
In ogni sorriso, in ogni gesto di gentilezza,
tu sei presente, per sempre.

Nota critica

ย 

di lettura a "Quartiere dell'anima. Il filo e la pietra" di Franco Acri
ย 

In Quartiere dell'anima. Il filo e la pietra, Franco Acri torna nei luoghi della propria infanzia per ricostruire, con voce limpida e partecipe, la geografia intima del ricordo. Le sue poesie non descrivono soltanto un quartiere di case e viuzze, ma un territorio dell'anima, dove il tempo si sedimenta come calce fra le pietre e ogni oggetto quotidiano โ€” un cavo, una finestra, un balcone, una fontana โ€” diventa custode di affetti e presenze.

Il filo, nella poetica di Acri, รจ simbolo costante: quello che lega, cuce, ripara, unisce generazioni e luoghi. รˆ il filo che il padre manovra nella sartoria, che l'aquilone teme, che ancora tiene insieme le case chiuse del paese. E accanto al filo, la pietra โ€” materia della memoria, corpo del quartiere, custode silenziosa delle assenze. Fra questi due elementi si muove la scrittura di Acri: concreta e lieve, costruita con la precisione dell'architetto e la delicatezza del poeta.

C'รจ, in queste pagine, una malinconia che non indulge mai nel rimpianto, ma si fa gratitudine. Ogni poesia รจ una carezza data al passato, un atto di riconciliazione con ciรฒ che รจ stato e continua a vivere nel ricordo.
La madre, figura ricorrente e centrale, emerge come emblema della cura e della memoria, custode di un mondo che lentamente svanisce ma non si spegne mai.

Quartiere dell'anima รจ un libro sulla resistenza della memoria e sulla tenerezza del ritorno.
รˆ la testimonianza poetica di chi ha imparato che la vera casa non รจ un luogo, ma un battito che continua a vibrare dentro, come un'eco antica, tra il filo e la pietra.

Giรฒ

Franco Acri โ€“ Architetto per vocazione, poeta per necessitร 

โ€‹

ย 

La mia storia inizia in Calabria e mette radici a Napoli, cittร  che mi ha accolto per gli studi e che ho imparato ad amare. L'Istituto d'Arte, prima, e poi l'Universitร , mi hanno insegnato a dare forma alla materia. Ma presto ho capito che c'รจ una materia ancora piรน urgente da plasmare: il pensiero. Scrivo per non dimenticare, per lasciare tracce, per ricucire i fili dispersi dell'esistenza. Ogni poesia nasce da un gesto, un incontro, una crepa nel tempo. Credo in una memoria che non si affida ai libri, ma si deposita nelle pieghe dell'anima: nel pane impastato ogni giorno, nello sguardo rivolto a un albero caro, nel silenzio che abita una stanza ormai vuota. Architettura e scrittura non sono mondi separati, ma due facce dello stesso impegno: costruire. Se l'architettura modella lo spazio, la poesia mi consente di denunciare le contraddizioni, di esplorare ciรฒ che non trova posto nelle geometrie. La professione mi ha insegnato a progettare luoghi; la scrittura, invece, mi affida un compito piรน intimo: custodire il tempo. Architettura e poesia sono, per me, due modi complementari di dare forma al mondo: l'una vincolata dalle leggi della materia, l'altra libera di attraversare le veritร  interiori. In questo spazio โ€“ il blog โ€“ mi concedo la libertร  dell'esplorazione: parole che resistono, e silenzi che sanno ancora dire.

Presentazione di "VERSI LUZZESI"

โ€‹

In questa raccolta di poesie, l'autore dimostra un'incredibile abilitร  nell'osservare i dettagli, catturandoli e trasmettendoli con grande maestria. La sua scrittura scorrevole e melodica rende i versi non solo piacevoli da leggere, ma anche da ascoltare.

Informazione del libro

Edizione : 1a

Anno pubblicazione : 2024

Formato : 11,4x17,2

Foliazione : 60 pagine

Copertina : morbida

Stampa : bn

POESIE DISORDINATE

โ€‹

ย 

Blog

Poesie disordinate รจ una raccolta dove l'autore ci ripropone testi giร  pubblicati assieme a testi inediti. Diciamo subito che lo scopo della raccolta mira ad esprimere in versi sentimenti, dare sensazioni, richiamare quel qualcosa di estremamente intimo e riservato. I temi cari all'autore sono: l'amore, l'infanzia, l'amicizia, i luoghi, le assenze... Stilisticamente la comunicazione, fra testi pubblicati e inediti, sembrerebbe la stessa, ossia volutamente colloquiale, che descrive la quotidianitร  con una vena di malinconia. Una poesia semplice e concentrata sulle piccole cose concrete della vita, dove i versi continuano a non avere un ordine predefinito.

Prefazione

โ€‹

Sono Franco Acri, architetto di professione, poeta per passione. Nell'esercizio della mia carriera ho plasmato spazi e forme, cercando di dare vita a strutture che potessero risuonare con l'animo umano. Tuttavia, ho spesso avvertito che l'architettura, per quanto potente, non riesce a penetrare a fondo nei recessi dell'anima. Cosรฌ, ho trovato nella scrittura un mezzo piรน intimo e diretto per esprimere le mie emozioni e i miei sogni.

Frammenti di un mosaico รจ una raccolta di poesie che cattura la molteplicitร  della vita, dei sentimenti, e delle esperienze umane. Ogni componimento รจ come una tessera di un mosaico, che insieme agli altri dร  vita a un quadro ricco di significati, un'immagine che si svela progressivamente, a seconda di come si osserva e si riflette su di essa.

Le poesie in questa raccolta non seguono un unico filo con-duttore, ma sono accomunate da una forte introspezione e sensibilitร  verso il mondo circostante. Si esplorano il lutto e la memoria, come in "Ombra crepuscolare", dove il dolore per la perdita si intreccia al ricordo delle radici familiari. Al contempo, si toccano temi di attualitร  e di in-giustizia sociale, come in "Senza parole", che denuncia il silenzio attorno alle tragedie del nostro tempo.

ย 

I versi evocano anche il valore dell'affetto familiare, della resistenza, e della speranza, come in "Una sorella" eย "Verso un nuovo inizio", dove l'amore e la vicinanza diventano ancore di salvezza nei momenti di difficoltร .

Il mare, con la sua immensitร  e imprevedibilitร , ricorre in diverse poesie come simbolo di una forza naturale che ci avvolge e ci trasporta, mentre riflessioni sulla politica e la societร , come in "Populismo " e "Generali di Baj risorgono", evidenziano la preoccupazione dell'autore per un mondo in continuo cambiamento, spesso verso direzioni incerte.

In ogni poesia c'รจ una ricerca di significato, una riflessione che attraversa il tempo e lo spazio, passando dal passato al presente, e si proietta verso un futuro che non รจ mai del tutto prevedibile. Frammenti di un mosaico รจ, quindi, una raccolta che invita il lettore a esplorare questi frammenti, a riconnettersi con le proprie emozioni e pensieri, e a trovare il proprio posto in questo vasto e complesso mosaico che รจ la vita.

Buona lettura.

Franco Acriย 

Presentazione di "FRAMMENTI DI UN MOSAICO"

โ€‹

ย 

ย 

"Frammenti di un Mosaico" รจ un'opera che invita alla riflessione, spingendoci a guardare dentro di noi e a interrogarci sul senso della vita. I versi, con la loro semplicitร  e profonditร , toccano corde intime, lasciando nel lettore un senso di partecipazione e commozione. Ogni verso รจ un frammento di un puzzle piรน grande, un invito a costruire il nostro personale mosaico di emozioni e significati. Leggere questa raccolta รจ come intraprendere un viaggio alla scoperta di sรฉ, un'esperienza che arricchisce l'anima e amplia gli orizzonti.

ย 

Informazione del libro

Edizione : 1a

Anno pubblicazione : 2024

Formato : 11,4x17,2

Foliazione : 32 pagine

Copertina : morbida

Stampa : bn

15 maggio 2024

Oggi sono vent'anni senza mio padre

ย 

Ombra crepuscolare

โ€‹

Sono triste, guardo la mia ombra

che si materializza come le sagome

di legno di Mario Ceroli.

Prende vita, ne percepisco il profumo

del legno appena tagliato.

Mi riconduce alle radici,

al fascino del suono del legno,

alla sua narrativa antica.

Oggi come ieri, mi porto

le tarme tra i pensieri

e lo scuro dei nodi,

tessendo storie di malinconia,

echi di tempi andati,

che risuonano sommesse

nel crepuscolo dell'anima.

Senza Parole

โ€‹

Un "tragico incidente",

parole che mancano

per spiegare le morti

dei civili palestinesi.

Mancano le parole a Rafah,

forse sempre le stesse,

ma noi siamo cambiati

senza accorgercene.

Le istituzioni arrancano,

nessuno risponde,

il silenzio si allunga

sul dolore che inonda.

Le voci si perdono

nei labirinti del tempo,

mentre noi cerchiamo

le parole che mancano.

O forse le parole

non sono mai bastate

per raccontare il dramma

di vite spezzate.

E nel cuore di Rafah

si alza un lamento,

un grido silenzioso

che il mondo non sente.

Una sorella

โ€‹

Piรน volte ho rischiato di perderla,

ombra sfuggente, stella lontana,

ogni volta piรน vicina al precipizio,

ogni volta trattenuta da un filo sottile.

Oggi siamo rimasti noi due,

radici profonde della nostra famiglia,

uniti da un legame che sfida il tempo,

un desiderio di vicinanza mai domato.

Ma nuovi ostacoli si affacciano,

ci tengono legati al filo di una chiamata,

le parole si intrecciano, ci sostengono,

ci danno la forza di continuare a lottare.

Una sorella, un universo intero,

un luogo sicuro dove non esistono dubbi,

un rifugio di amore e comprensione,

dove le differenze si annullano nell'indissolubile bene.

Diversi, ma uniti da un amore eterno,

la tua presenza รจ il mio ancoraggio,

insieme affrontiamo il vento e la tempesta,

con la certezza che mai ci perderemo.

โ€‹

Verso un nuovo inizio

โ€‹

In auto oggi, da solo, ho riflettuto,

la scuola รจ finita, mia figlia addormentata accanto.

Il sedile vuoto ancora caldo, il silenzio allungato,

un lunedรฌ di latino per lei,

l'eco scolastico mi assale come un fantasma.

Lei coniuga i verbi, ripete l'ablativo,

mentre io, distratto, quante cose male ho appreso!

La nostalgia mi avvolge come un mantello pesante

per la scuola, ultimo baluardo di democrazia.

Vogliono distruggerla, ma resisterร ,

come un faro che illumina la notte buia,

luce di speranza e sapere,

luogo di crescita e confronto.

Parlerรฒ di letteratura sulla spiaggia,

con mia figlia accanto, dialogheremo

di autori del Novecento, scopriremo insieme

mondi nuovi, sogni antichi, parole che evocano

il rumore delle onde che si infrangono sulla riva.

E settembre non รจ poi cosรฌ lontano,

l'estate un dolce intermezzo,

prepariamo i cuori e le menti

per un nuovo inizio, un'altra avventura scolastica.

โ€‹

Svegliarsi davanti al mare

โ€‹

Dal terrazzo, sguardo al mare aperto,

respiro a pieni polmoni,

l'aria di sale mi avvolge:

un sentimento sincero,

una calma nel cuore.

Sotto, i bambini giocano lungo i vialetti,

nell'innocenza dei giorni,

sogni che si accendono.

Nei miei occhi, nuove speranze, sorrisi veri.

Emozioni come onde

che si infrangono, dolci e leggere,

danzando con la brezza.

L'azzurro del cielo e il suono del mare,

un quadro nuovo da vivere.

โ€‹

Populismo

โ€‹

Tra le ombre della politica e il ricordo amaro,

morire senza lascito, senza un segno รจ un fardello.

Soldi spesi, ma il vuoto persiste,

nessuna ereditร , solo il ricordo di ciรฒ che resiste.

Berlusconi, generoso a sรฉ stesso,

il bene insegue gli interessi del proprio successo.

Lasciti che narrano di un Paese diviso,

cultura e informazione in declino, il pensiero indeciso.

Vent'anni di politica, un'ombra estrema si รจ stagliata,

l'estrema destra sdoganata, una veritร  che fa male.

Fascisti al centro, ministri del potere,

l'ereditร : incompetenza, incapaci di governare.

Una trama di mancanze e errori tessuta,

un futuro senza valori, una realtร  confusa.

In questo racconto di politica amara,

resta la speranza di un'alba chiara.

โ€‹

Pasquale il meccanico

โ€‹

Tra ingranaggi e olio, Pasquale si muove,

meccanico di cuore, nella vita si trova.

Nato senza apprendistato, ma con passione,

rotori nell'anima, รจ la sua vocazione.

Guardarlo all'opera, fascino d'ogni giorno,

Vespe, motorini, ogni mezzo รจ il suo ritorno.

Architetto d'anime di metallo e acciaio,

Pasquale รจ il tocco magico, il valore reale.

Nelle tue progettazioni, lui รจ il plus,

la differenza che fa, in ogni costruendo.

Vorresti chiamarlo, ma un'invisibile barriera,

forse vergogna o forse, chi sa, la primavera.

Mantegna, Maestro di Pietra

โ€‹

Nel marmo delle tele,

si scolpisce il tempo,

linee diagonali e chiaroscuro

danzano in eterno.

Il classicismo si fa carne,

figure petrose, teatrali,

un mondo di rocce e di luce,

prospettiva che si apre in volo.

Tra cerchio e quadrato,

nella Camera degli Sposi,

sognano gli angeli affacciati,

nel buio del tempo, il silenzio.

Cristo giace, il tempo si ferma,

ombra e luce in un abbraccio eterno,

il marmo parla, sussurra vita,

una poetica di pietra, senza fine.

โ€‹

Giovanna eterna

โ€‹

Nel tempo che scorre, tu sei immobile,

Giovanna mia, bellezza senza fine.

Come un quadro che sfida l'inevitabile,

la tua immagine resta sempre affine.

Le tue cosce, nella sottoveste leggera,

non cedono all'usura degli anni,

un'eterna giovinezza le circonda,

come un fascino che non ha inganni.

Nella casa che ci ha visti uniti,

ritorno spesso con la mente e col cuore,

ti avvolgo con pensieri infiniti,

testimone di un amore che non muore.

Ti abbraccio e provo le stesse emozioni,

in questa sottoveste che ti adorna,

la mia tentazione, fonte di passioni,

un amore che il tempo non deforma.

โ€‹

San Lorenzo

โ€‹

Dal balcone di casa, il mare si stende infinito,

sotto un cielo stellato, abbraccio mia moglie.

La sua pelle abbronzata, occhi verdi come smeraldi,

mi perdo nel suo sguardo, e il cuore si commuove.

L'amore, profondo e puro, si fa palpabile,

nella stretta delle nostre mani,

un gesto che intreccia passato e presente,

un legame che il tempo non puรฒ spezzare.

Di lร , nostra figlia, il cuore della nostra gioia,

comincia a vivere le emozioni che tra noi

sono ancora vive, ancora ardenti.

A sentirla, ci commuoviamo,

uniti da un sottile velo di pudore,

che ci zittisce, lasciandoci

sospesi in un dolce silenzio.

โ€‹

L'aquilone

โ€‹

All'incrocio delle strade

dove il vento soffia forte,

echeggia il richiamo del passato

e il desiderio di volare.

Guardo in alto, ma oggi non vedo piรน

quei colori che dipingevano la mia gioventรน.

Nel cielo d'aprile, tra piogge leggere e arcobaleni,

gli aquiloni danzavano, colorati e vivi,

la mia firma tra le correnti invisibili.

Nessuno costruisce aquiloni, il sogno svanito,

come se avessero dimenticato di sognare di volare.

Il filo dell'aquilone, un legame con il cielo,

la conquista della libertร , un gesto di solidarietร .

Spezzare quel filo, un atto di empatia,

di vicinanza, di condivisione.

Mia madre leggeva il cielo, capiva il mio stato d'animo,

nei colori e nelle forme, nelle code che seguivano.

Quanti aquiloni ho modellato, quanti persi,

tra i ricordi, alcuni sfumati, altri immersi.

Quante emozioni con il naso all'insรน

in quel blu di Chagall

dove i sogni diventavano colori

apparentemente facili da acchiappare,

acquerelli troppo diluiti da ricordare.

โ€‹

Visioni riflesse

โ€‹

Sotto un cielo grigio

osservo il mio quartiere.

Guardo l'insieme,

con l'etร  ho perso i dettagli.

Penso alle fotografie di Robert Doisneau,

momenti di condivisione e grande amicizia,

parole che sembrano uscire dall'otturatore

in una battaglia persa.

Vediamo sempre di piรน

con gli occhi degli altri.

โ€‹

Ombre di Marmo e Luci Digitali.

โ€‹

รˆ finita la politica delle figure marmoree.

Basta con il Cristo del Mantegna,

con il buio del tempo e del silenzio.

Tutto รจ diventato possibile.

Tutto รจ social.

Ognuno esprime le proprie veritร , senza vergogna.

Sono solo un ricordo quelle prospettive con giochi di luce,

quel classicismo marmoreo delle figure teatrali.

Cos'รจ il politicamente corretto?

Eppure, tutti parlano di umanesimo e rinascita!

Generali di Baj risorgono

โ€‹

Tra vetri rotti e memorie di carta,

i generali di Baj tornano in vita.

Non piรน su stoffe dipinte a olio,

ma in carne ed ossa,

riportati in auge da un nuovo condottiero.

Salvini, il nome che risuona come un'eco,

sventola la bandiera di un passato che non vuole morire.

I suoi cannoni sparano parole di odio,

frammentando l'Europa con ideologie di un tempo.

Baj, maestro del collage e della satira,

ora osserva impotente questo teatrino grottesco.

I suoi generali, un tempo marionette ironiche,

ora sono marionette di potere,

mosse da un burattinaio cinico.

Pinelli, l'anarchico idealista,

vola via tra i frammenti di vetro,

cercando un rifugio in un museo illusorio.

Ma l'arte non puรฒ fermare l'onda nera che avanza,

non puรฒ svegliare le coscienze assopite.

Resta solo il silenzio assordante della storia,

che osserva impotente il ripetersi degli stessi errori.

E Baj, con i suoi generali deformi e grotteschi,

ci ammonisce: la memoria รจ fragile, la libertร  va difesa.

Perchรฉ quando i generali risorgono dai loro quadri,

รจ l'umanitร  intera ad essere in pericolo.

โ€‹

Tra le rovine di Sibari

Dopo tanti anni, eccomi qui,

tra le rovine sepolte, dove il tempo

ha intrecciato storie e sogni di gloria,

in un'antica cittร  che ancora respira,

sotto il peso dell'alluvione del Crati e del Coscile.

Il canto delle cicale accompagna i miei passi,

in questa calura d'agosto, tra le vestigie

che furono, prima greche, poi romane.

Mi perdo tra le vie dove la democrazia

ha forse seminato la sua fatica,

tra questi fiumi che portano via il passato,

ma non il ricordo.

In Calabria, tutti attendiamo un nuovo Pitagora,

un faro che guidi il nostro cammino.

Ma io, tra queste pietre antiche,

attenderei Pericle, con la sua saggezza,

a tessere ancora i fili della nostra identitร .

Calabrese, nato nella valle del Crati,

sento dentro un orgoglio sottile,

come se queste rovine parlassero di me,

di un'ereditร  che scorre nelle vene,

di una civiltร  evoluta, che vive ancora

in ogni sasso, in ogni passo.

โ€‹

L'ultima sdraia

โ€‹

In fondo alla spiaggia, dove il mondo finisce,

ritrovo me stesso, in quel solito angolo:

vent'anni di onde che accarezzano la sabbia,

vent'anni di sguardi persi nell'infinito.

Oggi, tra cipressi d'ombrelloni, chiusi e ordinati,

come un esercito silenzioso,

mi chiedo il perchรฉ di questo esilio,

perchรฉ il mio posto รจ sempre alla fine, sempre dietro.

Le file deserte, le sdraie piegate,

mi parlano di solitudine e attesa,

mi ricordano che la mia vita รจ sempre stata cosรฌ:

sempre l'ultimo, sempre in ritardo.

Eppure, da qui, il mare รจ piรน bello,

piรน selvaggio, piรน libero.

Da qui vedo il mondo con occhi diversi,

con la saggezza di chi sa cosa vuol dire essere l'ultimo.

Tifo per i perdenti, gli invisibili,

perchรฉ in loro rivedo me stesso.

Essere avanti mi creava disagio,

ma qui, in fondo, trovo la mia pace.

Il mare racconta storie di lontani orizzonti,

e io ascolto, da questo mio angolo solitario,

sapendo che anche la bellezza puรฒ nascere

dall'essere relegato in fondo alla spiaggia.

โ€‹

Lido sullo Ionio

โ€‹

Ogni anno torna qui,

su questa spiaggia amata,

cammina sulla passerella,

le doghe in legno, consumate.

Non cerca piรน quei vecchi segni,

tutto รจ diverso, tutto รจ cambiato,

il lido, il bar, persino i sogni,

ora solo ombrelloni chiusi, allineati.

Eppure, guarda il mare agitato,

questo Ionio, rabbioso e disperato,

tra le sdraio, come cipressi piegati,

un tempo troppo lontano, ormai dimenticato.

Si chiede: quando torneremo a casa?

Quando finirร  questa lunga attesa?

L'acqua, un tempo una nota d'amore,

ora รจ un oceano che fa tremare.

Lei, che pensava al passato con calore,

ora su questa spiaggia cerca di placare il cuore.

Gli ombrelloni chiusi, una fila infinita,

segni di un tempo che non torna.

Osserva quel mare, la prospettiva svanita,

cercando risposte mentre l'anima si sgretola.

Eppure, guarda il mare agitato,

questo Ionio, rabbioso e disperato,

tra le sdraio, come cipressi piegati,

un tempo troppo lontano, ormai dimenticato.

Si chiede: quando torneremo a casa?

Quando finirร  questa lunga attesa?

Il vento soffia, porta via i pensieri,

gli occhi fissi sull'orizzonte,

il cuore in cerca, tra ricordi e desideri,

di un nuovo inizio, un nuovo ponte.

Eppure, guarda il mare agitato,

questo Ionio, rabbioso e disperato,

tra le sdraio, come cipressi piegati,

un tempo troppo lontano, ormai dimenticato.

Si chiede: quando torneremo a casa?

Quando finirร  questa lunga attesa?

Una giovane innamorata, sulla sua spiaggia,

cerca risposte, cerca pace,

in questo mare che mai si placa,

in questa attesa che mai tace.

โ€‹

Terra Femminile

โ€‹

La terra, nostra madre, ci abbraccia forte,

nella sua essenza annida la nostra esistenza.

Il pensiero astratto, credenze e religione,

ci distinguono, unici tra le specie.

L'arte, priva di funzione,

riflette l'anima della terra;

le pitture rupestri, segni antichi,

testimonianze di uomo e natura interconnessi.

L'uomo disegna, plasma la terra,

colori terrosi danzano su tele invisibili.

Terra risorsa, preda bramata,

globalizzazione che ne muta il volto.

Il paesaggio si trasforma,

volti di montagne e pianure alterati;

la terra, una volta nutrice,

ora matrigna, duale e ambigua.

Rifugio ultimo, agricolo,

dove la sopravvivenza si coltiva;

allevamento e agricoltura,

semi del declino, forse, della nostra terra.

Eppure, nella sua mutevole danza,

la terra rimane, eterna,

specchio della nostra anima,

sorgente di vita e pensiero.

Il fuoco, figlio della terra, forgia la mia anima,

la rende incandescente come un vulcano.

A Napoli, mi cinge, mi trasforma, erutta emozioni.

โ€‹

Presentazione di "RACCONTI BREVI"

โ€‹

ย 

Il libro รจ un'opera ricca di riflessioni e di emozioni. L'autore offre una visione personale dei cambiamenti che i luoghi subiscono nel corso degli anni, e riflette sul ruolo dell'amicizia, della morte e dell'amore nella vita.

Informazione del libro

Edizione : 2a

Anno pubblicazione : 2023

Formato : 11,4x17,2

Foliazione : 96 pagine

Copertina : morbida

Stampa : bn

TACCUINO OCRA

โ€‹

ย 

Un taccuino รจ molto di piรน di un semplice diario. In un taccuino c'รจ tutto quello che ci passa per la testa. Le pagine del mio taccuino raccolgono frammenti di vita quotidiana: riflessioni, assenze, dubbi, ricordi legati all'infanzia, amicizie, ecc.ย error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium totam rem aperiam.

L'Ombra del Tempioย Architettura, Arte e Versi di Pietra Luce
Autore: Franco Acri

Prefazione

C'รจ un luogo in cui la pittura si fa parola, e l'architettura si dissolve in emozione. รˆ in questo spazio sospeso che nascono i versi di Franco Acri, dove la forma non รจ mai semplice rappresentazione, ma memoria viva, tensione e respiro. L'arte diventa linguaggio dell'anima, e la parola, a sua volta, costruzione di luce.
Per chi, come lui, vive da sempre immerso nella materia del costruire โ€” la pietra, la linea, la proporzione โ€” la poesia non รจ un altrove, ma una prosecuzione del gesto progettuale. L'architetto, come il poeta, modella lo spazio invisibile che separa la luce dalla materia. Ogni verso รจ una colonna, ogni pausa una campata, e la costruzione poetica diventa architettura dell'anima.
Questa raccolta รจ, dunque, il tentativo di trovare la proporzione tra il corpo e la memoria, tra l'ordine e il caos. L'architettura si trasforma in una grammatica poetica: dai solidi platonici e dai trattati di Palladio, alla pietra romanica di Bari che si illumina al solstizio, fino alle rovine di Sibari che parlano di radici. Acri osserva il mondo con occhi di costruttore e di viandante, cercando l'armonia tra vita e pensiero.
Accanto alle architetture reali si muovono quelle dell'animo: i templi interiori dell'amore e della memoria. L'arte visiva funge da soglia e da specchio, chiamando in causa maestri come Mantegna, Botero, Baj e Michelangelo per affrontare il dramma personale, la critica sociale e la ricerca etica. L'opera d'arte รจ il luogo dove il tempo si ferma e l'essere si interroga.
Il tono รจ quello di chi osserva, riflette e costruisce ancora โ€” non con il compasso, ma con la voce. L'autore ricerca l'essenzialitร , celebrando l'umile matita e la potenza di un segno che sa trascendere la parola. L'anima delle forme รจ un viaggio nell'interioritร  dove il segno diventa voce e la struttura emozione.
Ne scaturisce un dialogo tra le arti e, soprattutto, un invito: ritrovare, dietro ogni costruzione umana, la possibilitร  di un'emozione vera e di una bellezza che non si lascia demolire. L'Ombra del Tempio รจ un atto di resistenza alla dimenticanza, un modo per abitare poeticamente il mondo.
Giovanna Buonanno

Sezione I โ€“ Architettura e Memoria

Proporzioni
ย 

Pensandotiโ€ฆ
l'architettura si fa musica.

Le costruzioni, semplici armonie geometriche,
in un cosmo di solidi platonici.

Sul tavolo, i quattro tomi del Palladio.

L'Uomo Project
ย 

Eccolo!
Con le volute in testa
e il portamento ionico,
che sgomita ottimismo.

Lo studio รจ una miniera di sogni,
mentre l'architettura corre su binari.

Nel fregio, una pellicola di burocrati
che commiserano sรฉ stessi.

Tutto รจ ordine,
tutto รจ moneta.

Opus Sectile
ย 

Marmi rari e lastre sottili,
per le nostre pregiate tessere
dai cromatismi sfavillanti,

non hanno dato seguito all'intarsio:
nessuna figura,
nessuna geometria,
nessuna alchimia.

Un accostamento impossibile, il nostro.

Dissonanze
ย 

I tuoi tempi musicali
non erano in armonia
con la mia architettura.

Uno spartito molto ordinato, il tuo.
Polverosi i miei trattatiโ€ฆ
che forse troppo spazio,
in quel momento,
hanno lasciato agli ismi.

Felice di averti incontrato.

Tetti e Rondini
ย 

Nelle ali delle rondini,
libertร  sognata.

Hanno lasciato il nido e il vecchio casolare:
architetto e committenza,
insieme a lavorare,
in armonia,
un nuovo tetto da creare.

Vecchie capriate, intagliate con cura e passione,
smontate per far spazio a nuove creazioni.

Un'ascia, un tempo, ora una macchina in azione:
malinconia nell'anima,
nei cuori emozioni.

Nidi caduti a terra,
calcinacci da rimuovere.

Le rondini migrano leggere,
senza bagagli.

Noi umani, nell'accumulo, forse dovremmo scegliere:
ci serve tutto questo,
o sono solo travagli?

Antica capriata, simbolo di dedizione,
nell'arte e nell'umanitร  un legame profondo,

come il fuoco che consuma, senza distinzione:
vecchi maestri, artefici di un mondo.

Nelle rondini e nelle capriate riflessioni troviamo
sulla libertร ,
sull'essenziale,
sul nostro cammino.

Nel cambiamento e nella passione che portiamo,
la bellezza dell'architettura:
un eterno destino.
ย 

La Chiesa che si fa Palazzo
ย 

Aspettiamo,
in uno slargo fermo nel tempo,
mentre lo smog graffia le grate
di finestre dimenticate,
nella curva stretta di un respiro.

Arrivano i committenti,
ci addentriamo nel ventre del tufo:
una cripta scura, scavata d'anima.

E poi lo scalone,
due braccia di pietra
che stringono il vuoto.

Nella navata ora vivono stanze;
solai di putrelle e tavelloni
provano a soffocare
l'eco delle preghiere.

Ma l'arco resiste,
le unghie della volta
ancora graffiano il cielo.

Ai lati, simmetriche presenze:
blocchi nuovi,
senza radici nรฉ storia.

Una scala a sbalzo si arrampica
sull'orrore della fretta,
sul disordine dell'uomo.

Ma poi, all'angolo, il miracolo:
si apre il Golfo,
azzurro sconvolgente,
bellezza che schianta,
che annulla il brutto,
che ci fa tacere.

Napoli รจ anche questo:
rovina e splendore,
ferita e incanto,
un bacio dato al caos.

Sotto il Rosone
ย 

Senza volerlo,
l'appuntamento era lรฌ,
sotto il rosone che scruta il tempo
nella pietra chiara di Bari.

Solstizio d'estate.
Il sole, come da secoli,
trapassa i diciotto spicchi
del rosone scolpito,
e li posa โ€” uno a uno โ€”
sul suo riflesso in terra,
disegnato in lastre di marmo
nel pavimento della navata.

Una danza di luce e pietra,
precisa e sacra,

mentre noi โ€”
mia moglie, mia figlia ed io โ€”
con gli occhi in su,
ci lasciamo incantare
dagli archetti pensili,
dalle mensole abitate da grifi,
volti enigmatici,
leoni eterni che custodiscono il vuoto.

Siamo lรฌ,
piccoli sotto un disegno eterno,
tra ombra e materia,
stupore e silenzio.

Cosรฌ รจ iniziata
la nostra gita
nel cuore del romanico pugliese,
con la testa colma di luce.
ย 

Perdersi e Ritrovarsi
ย 

Cammino per la cittร ,
confondendo l'ordine con il disordine.

Questo disordine barocco che il Fanzago
ha intrecciato nei vicoli, nelle piazze,
nelle chiese, nelle fontane,

dove ogni angolo racconta una storia segreta,
e ogni pietra nasconde un sogno.

L'armonia contrastata
di marmi bianchi e piperno,
di palazzi che sembrano respirare
tra Rinascimento e Barocco,
con i loro portali maestosi
che invitano il tempo a fermarsi.

Il mio camminare รจ un continuo divenire,
un incessante perdersi e ritrovarsi,
dove ogni cosa diventa il suo contrario,
un gioco di specchi tra passato e futuro.

Tra la folla disordinata,
tra i suoni e i silenzi di questa Napoli
che non smette mai di sorprendere.

Ogni passo รจ un atto di fede
in un ordine nascosto,
in una bellezza che sfugge
al primo sguardo,
ma che riemerge,
tra il caos e la luce,
in ogni angolo, in ogni volto,
in ogni momento che fugge via.

Napoli รจ un cuore che batte
tra le crepe del disordine,
e io, con i miei occhi curiosi,
cercando l'ordine nel caos,
continuo a camminare
in questo perpetuo perdersi
e ritrovarsi.

L'Urlo di Cristo

โ€‹

รˆ un urlo,
il mio Venerdรฌ Santo,
il suo dolore senza misura.

L'urlo greve di un disegno a carboncino
rimbomba tra le pareti del British Museum.

L'urlo di quel Cristo in croce, ancora vivo,
capace di smuovere le pietre di Gerusalemme.

L'urlo di un corpo possente
che, volendo,
spezzerebbe i chiodi che lo imprigionano.

L'urlo disperato
di chi chiede ragione al Padre
dell'abbandono.

L'urlo di un uomo libero, che sceglie.
L'urlo etico, immortale, di Michelangelo.

โ€‹

Dentro l'Abbondanza di Botero
ย 

Roma, dove l'urbanistica si fonde con la storia.

Io, fuori al Palazzo Bonaparte,
osservo le grate: due stampe su tela,
la mostra fissata nel ferro.

Virginia e Beatrice scivolano nel tempo,
in taxi, verso il nostro incontro.

Mia moglie e mia figlia,
in fila per un frammento d'eterno,
attendono il Maestro.

Io, perso nel tridente della cittร ,
sento echi di discorsi nefasti,
ombre di un passato che stride
con la bellezza rivoluzionaria.

Dentro, infine, il mondo si espande:
le mani del Maestro accolgono nudi abbondanti,
pennellate larghe, ombre lievi,
e tutto si allarga:
frutta, fiori, sogni, potere.

Un Cristo in croce, una Madonna col Bambino โ€”
ecco la tradizione, ecco la denuncia โ€”
la Colombia nella carne,
il peso della povertร  e della guerra,
la corruzione gigante, palpabile.

Tra quelle tele, i codici di Giotto e Masaccio,
le proporzioni perfette dell'Umanesimo
si dissolvono in una narrativa
che non chiede misura,
ma un cuore aperto.

E alla fine del percorso,
scendendo i gradini,
lascio le stanze con un'anima piena.

L'arte non ha confini,
e le sue veritร ,
anche ingigantite,
diventano universali.
ย 

Demolizioni
ย 

Nella tela della propaganda si dipinge
un quadro in cui tutto vacilla, crolla,
come la dimora di Mario Mafai:
un'architettura di sogni, distrutta.

Sogni squadristi del passato riaffiorano,
ombre di un regime fascista,
spettri che danzano nel presente,
trascinando il Paese verso un futuro oscuro.

Sventramento della carta costituzionale,
sacrificata sull'altare delle ambizioni politiche;
i fasti di un nuovo imperialismo emergono,
mentre la democrazia viene erosa, erosa.

Ritorno a giorni cupi e feroci,
eco di una dittatura violenta e oppressiva:
un'ombra che si allunga sulla libertร ,
mentre il popolo si sente prigioniero del destino.

Telegiornali dipingono un'immagine illusoria,
in un mondo di menzogne e apparenze,
come il sorriso di chi nasconde il dolore:
la realtร  scompare dietro il sipario della propaganda.

Ma come Mario Mafai, io osservo
la demolizione silenziosa della democrazia,
nelle crepe che si aprono nell'edificio sociale,
dove le fondamenta della giustizia si indeboliscono.

Eppure resistiamo, come foglie al vento,
testimoni di un'epoca che si sbriciola,
nella speranza che sorga la luce
oltre le macerie della nostra costruzione.
ย 

Matita
ย 

Sottile stelo di grafite e legno,
custode silenziosa di segreti,

tra le dita danzi con leggiadro segno
sulle pagine bianche,
come ali di farfalle inquiete.

Non come la penna, impetuosa e decisa:
la tua essenza รจ morbida e gentile,
un sussurro che accarezza la carta,
una promessa di parole che prendono vita
in un dolce fluire.

Ogni tratto รจ un'esplorazione dell'anima,
un viaggio introspettivo,
senza timore di sbagliare.

La gomma bianca, complice amica,
disarma i dubbi e le incertezze
con un tocco leggero.

Nella tua natura transitoria risiede la tua forza:
la capacitร  di mutare, di adattarsi al divenire,
un inno alla flessibilitร  che il tempo non percuote,
un invito a ricrearsi, a vivere senza freni.

Simbolo di libertร  e di provvisorietร ,
la matita insegna a non temere il cambiamento,
ad abbracciare l'imperfezione con serenitร ,
nella danza eterna tra il bianco e il nero,
tra il presente e il niente.

Ecco perchรฉ ti canto, o umile matita,
strumento di poeti e di sognatori:
la tua voce silenziosa incita l'anima
a lasciare un segno indelebile
sui fogli della vita.

Riflessione
ย 

Nel sol dell'esistenza dipingo memorie,
serenitร  camuffata, vita nei colori.

Accolgo il mondo con pennellate decise,
autoritaria danza, eterna trasformazione.

Luce che abbraccia, forza nel rinnovamento,
nel caleidoscopio dell'eternitร 
dipingere il momento.

Cupole Maiolicate
ย 

Chi lo sa se qualcuno di voi
se ne ricorda?

Io l'ho ripercorso con tanta nostalgia,
l'itinerario di quelle cupole maiolicate,
per quell'esame mai sostenuto.

Ho seguito l'esplosione di colore di quelle squame,
in lungo e in largo per la cittร :
quella fuori le mura,
quella angioina e aragonese,
quella greco-romana.

Stanco del cammino,
nei cromatismi di quelle formelle scintillanti,
riflesse dalla luce,
ho rivisto gli zaini colorati
e i nostri volti sorridenti.
ย 

Riflessione
ย 

Nel sol dell'esistenza dipingo memorie,
serenitร  camuffata, vita nei colori.

Accolgo il mondo con pennellate decise,
autoritaria danza, eterna trasformazione.

Luce che abbraccia, forza nel rinnovamento,
nel caleidoscopio dell'eternitร 
dipingere il momento.

Sezione II โ€“ Lโ€™Arte come Lente sul Dramma Umano e Storico

Sezione III โ€“ Lโ€™Essenziale, la Linea, la Memoria

Mantegna, Maestro di Pietra
ย 

Nel marmo delle tele
si scolpisce il tempo:
linee diagonali e chiaroscuro
danzano in eterno.

Il classicismo si fa carne:
figure petrose, teatrali,
un mondo di rocce e di luce,
prospettiva che si apre in volo.

Tra cerchio e quadrato,
nella Camera degli Sposi,
sognano gli angeli affacciati
nel buio del tempo, nel silenzio.

Cristo giace, il tempo si ferma:
ombra e luce in un abbraccio eterno.

Il marmo parla, sussurra vita,
una poetica di pietra, senza fine.
ย 

Generali di Baj Risorgono
ย 

Tra vetri rotti e memorie di carta,
i generali di Baj tornano in vita.

Non piรน su stoffe dipinte a olio,
ma in carne e ossa,
riportati in auge da un nuovo condottiero.

Salvini, nome che risuona come un'eco,
sventola la bandiera di un passato
che non vuole morire.

I suoi cannoni sparano parole d'odio,
frammentando l'Europa
con ideologie di un tempo.

Baj, maestro del collage e della satira,
ora osserva impotente questo teatrino grottesco.

I suoi generali, un tempo marionette ironiche,
ora sono marionette di potere,
mosse da un burattinaio cinico.

Pinelli, l'anarchico idealista,
vola via tra i frammenti di vetro,
cercando un rifugio in un museo illusorio.

Ma l'arte non puรฒ fermare l'onda nera che avanza,
non puรฒ svegliare le coscienze assopite.

Resta solo il silenzio assordante della storia,
che osserva impotente il ripetersi degli stessi errori.

E Baj, con i suoi generali deformi e grotteschi,
ci ammonisce: la memoria รจ fragile,
la libertร  va difesa.

Perchรฉ quando i generali risorgono dai loro quadri,
รจ l'umanitร  intera ad essere in pericolo.
ย 

Gli Ultimi
ย 

Tra gli abissi, le bombe, le macerieโ€ฆ
sono l'immagine inerme
degli specchi di Pistoletto,
che si mescola
con la disumanitร  del presente.

La Mia Tempesta
ย 

Nel mulinare di lenzuola,
al ritmo del tuo respiro,
tutto si contorce davanti ai miei occhi,
che disperatamente cercano nuovi orizzonti.

In questa concitata espressione della realtร ,
come Kokoschka, vedo la fine
del nostro devastante amore.

Ombra Crepuscolare
ย 

Sono triste, guardo la mia ombra,
che si materializza come le sagome
di legno di Mario Ceroli.

Prende vita: ne percepisco il profumo,
del legno appena tagliato.

Mi riconduce alle radici,
al fascino del suono del legno,
alla sua narrativa antica.

Oggi come ieri, mi porto
le tarme tra i pensieri
e lo scuro dei nodi,
tessendo storie di malinconia,
echi di tempi andati,
che risuonano sommesse
nel crepuscolo dell'anima.

L'Essenziale

โ€‹

Ah, se con poche parole
riuscissi a trasmettere le giuste emozioni!

Sarei come le bottiglie di Morandi,
che con pochi colori l'hanno reso poetico.

Il Segno
ย 

Tra i versi che riempiono la pagina
si perde il filo di ciรฒ che l'arte insegue.

Le parole spesso si dissolvono nel vento,
mentre l'arte trascende, oltre il momento.

Con una linea, Mirรณ parlava all'anima:
una lingua senza confini, senza dogma.

I suoi segni erano semplici, ma profondi,
contenitori di significati intriganti.

Gianfranco
ย 

Amico mio, oggi cosa si nasconde
nel tuo blocco di marmo?

Se dovesse celare il mio volto,
non ti preoccupare:
รจ solo perchรฉ mi manchi tanto.

Semplicemente,
Franco.

Mare Ionio
ย 

Neanche questo sole "impressionista",
che si riflette su questo svogliato mare,
mi allontana da te.

Tra le Rovine di Sibari
ย 

Dopo tanti anni, eccomi qui,
tra le rovine sepolte, dove il tempo
ha intrecciato storie e sogni di gloria,

in un'antica cittร  che ancora respira,
sotto il peso dell'alluvione del Crati e del Coscile.

Il canto delle cicale accompagna i miei passi,
in questa calura d'agosto, tra le vestigia
che furono, prima greche, poi romane.

Mi perdo tra le vie dove la democrazia
ha forse seminato la sua fatica,
tra questi fiumi che portano via il passato,
ma non il ricordo.

In Calabria, tutti attendiamo un nuovo Pitagora,
un faro che guidi il nostro cammino.

Ma io, tra queste pietre antiche,
attenderei Pericle, con la sua saggezza,
a tessere ancora i fili della nostra identitร .

Calabrese, nato nella valle del Crati,
sento dentro un orgoglio sottile,
come se queste rovine parlassero di me,
di un'ereditร  che scorre nelle vene,
di una civiltร  evoluta, che vive ancora
in ogni sasso, in ogni passo.

Nota

โ€‹

ย 

"L'Ombra del Tempio: Versi di Pietra e Luce" non รจ solo una raccolta di poesie, ma un vero e proprio dialogo tra architettura, arte e vita. L'autore. trasforma il gesto progettuale in gesto poetico, creando una lingua unica in cui concetti come proporzione, campata, solido platonico e opus sectile diventano metafore dell'animo e delle relazioni umane.

L'opera si distingue per l'originalitร  tematica: l'architettura non รจ solo descritta, ma vive come metafora del mondo interiore e dei rapporti umani, come emerge chiaramente in versi quali "Il nostro amore รจ un tempio greco". La profonditร  culturale รจ evidente nella padronanza con cui l'autore intreccia riferimenti storici e artistici โ€“ da Palladio a Fanzago, da Mantegna a Michelangelo, da Botero a Baj โ€“ e luoghi iconici come il Rosone di Bari, Napoli e le rovine di Sibari, offrendo al lettore continui spunti di riflessione.

La Sezione II, dedicata all'arte, si trasforma in un potente strumento di critica sociale e politica: l'uso di Botero, Baj, Mafai e Pinelli permette di affrontare il presente con uno sguardo critico e di denuncia, denunciando il ritorno di ideologie e la lenta erosione della democrazia.

Non manca la sensibilitร  emotiva: i versi sull'amore ("La Mia Tempesta"), sull'amicizia ("Gianfranco") e sulla malinconia ("Ombra Crepuscolare") bilanciano la speculazione intellettuale e la riflessione filosofica. L'ode alla "Matita" eleva l'umile strumento a simbolo di libertร , provvisorietร  e ricerca dell'essenziale, celebrando la creativitร  come atto vitale e libertario.

In sintesi, L'Ombra del Tempio รจ un'opera impegnativa e meditativa, che piacerร  a chi cerca una poesia capace di fondere riflessione filosofica, critica artistica, sensibilitร  emotiva e denuncia sociale. รˆ la voce di un costruttore e viandante, che cerca l'armonia in un mondo caotico e invita il lettore a fare altrettanto.

Il Pezzo GLV

bottom of page